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Lunedì 18 Gennaio 2010 00:00

Lo slogan della campagna elettorale di Vittorio Pesato (PdL) per le Regionali: «Tocca a noi»

«Dobbiamo vincere: è la cosa più importante»

L’Assessorato all’Agricoltura? E’ dell’ex area di AN, difficile che vada ad altri

 

- La campagna elettorale per le Regionali di marzo sta entrando nel vivo e Vittorio Pesato, candidato per il PdL ha scelto come slogan "Tocca a noi". Che cosa significa?
«Gerontocrazia, assistenzialismo, immobilismo e declino sono i termini più appropriati per definire lo stato di salute della nostra epoca.  Si assiste a chi è attento solo a difendere vecchie e narcisistiche rendite di posizione. Nelle università, parallelamente, si sta verificando la stessa cosa: aumentano gli atenei e i distaccamenti, ma i docenti sono gli stessi di venti anni fa. Nelle amministrazioni pubbliche ed in alcune S.p.A i dirigenti assomigliano nella maggior parte dei casi a soprammobili dell' Ottocento. Non ci sono più saggi maestri, non esiste la meritocrazia e la classe dirigente non cambia. I vecchi si sentono “giovani” immortali ed in molti casi non si interessano minimamente del futuro dei loro figli. Tocca a noi, tocca ai figli di un nuovo millennio assumersi la responsabilità ed avere più coraggio e autodeterminare le scelte che riguardano il nostro futuro. I nostri nonni hanno fatto grandi cose, oggi tocca a noi ripagarli dei loro sacrifici dimostrando che la nostra generazione sarà all’altezza delle grandi scelte. Prendiamoci lo spazio per far sì che la nostra giovane età fatta di sogni, entusiasmo e voglia di emergere dia all’Italia ed al nostro territorio una nuova primavera».

- Lei sostiene che il nostro territorio abbia perso un po’ di smalto negli ultimi dieci anni: quali sono i settori su cui è necessario intervenire fin da subito?
«Il nostro territorio è rimasto ancorato agli anni '80, si è impigrito e non ha più voluto guardare al futuro. Partiamo dalle infrastrutture. Le strade della provincia sono completamente dissestate, ci sono alcuni paesi dell’Oltrepo’, del Pavese e della Lomellina che rischiano di isolarsi completamente dal resto del mondo principalmente a causa del dissesto stradale e  dell’inadeguatezza delle stesse. Si parla tanto di turismo, si dice che l’Expo potrebbe essere una miniera d’oro per il nostro  territorio ma con queste strade e con queste infrastrutture rischia di diventare un miraggio ».

- Cosa dire invece dello stato di salute della sanità' pavese? Dove bisognerebbe intervenire con più urgenza?
"Sul San Matteo, dove alcuni reparti come Ginecologia, Urologia, Radiologia e Chirurgia sono ancora relegati in strutture di un epoca fà in edifici in alcuni casi al limite della decenza. La nuova area che doveva essere terminata da tempo sembra assomigliare sempre di più alla “Sagrada Famiglia Catalana”. I medici vivono costantemente imprigionati a compilare referti, refertini e le famigerate Check–List, perdendo ore e sottraendo tempo per la cura del paziente. I Pc sono nella maggior parte datati e obsoleti. Servirebbero nuovi investimenti per pianificare un nuovo processo di informatizzazione adeguata alla nostra epoca. Una volta il San Matteo era all’avanguardia oggi rischia di diventare un ospedalino di Provincia. Nell’Hinterland Milanese ci sono strutture molto più all’avanguardia; è per questo che il San Matteo deve ritrovare una forza di recupero consona alla sua storia. Ottimi professionisti che se ne stanno andando altrove sono un segnale da non sottovalutare. In particolare investire nel made in Pavia, facendo crescere meglio i nostri specializzandi, consentendo alla facoltà di medicina di avere finalmente il proprio polo didattico e di tornare a pensare a direttori generali che sono nati nella nostra università e  cresciuti nel sistema Pavia. L’erba del vicino non è sempre la migliore».

- Altri comparti sui quali si dovrebbe lavorare?
«L’ agricoltura, che oggi sta vivendo un periodo di crisi, rappresenta il fiore all’occhiello dell’economia locale, deve essere trattata meglio. Viticoltori, risicoltori e produttori si aspettano molto della politica. Dobbiamo avviare una politica di  protezione dei nostri prodotti valorizzando meglio il made in Pavia. La sfida della qualità rappresenta un punto di partenza per rilanciare la nostra agricoltura. Gli agricoltori non vanno presi in giro e chiamati in causa solo a ridosso delle elezioni, gli agricoltori rappresentano la principale forza lavoro del nostro territorio e noi dobbiamo avere maggiore cura ed attenzione nei loro confronti. Lo stesso vale per la piccola media impresa che sta vivendo un momento di forte difficoltà e che chiede  risposte immediate. Nella nostra provincia serve un fondo sociale per il rilancio della piccola media impresa che deve tornare a svilupparsi consentendo così una  nuova ripresa economica del nostro territorio. Ricordiamoci che senza impresa, l’acquisto di case, il commercio e l’iscrizione all’università rischiano di diventare un lusso difficile da permettersi».

- A proposito, secondo lei chi farà l’Assessore all'Agricoltura?
«Sicuramente un esponente che proviene dall’ex area di An, difficilmente la lasceremo a qualcun altro. Pur capendo le legittime strategie dei singoli, le decisioni le prenderà il partito. Credo che nei prossimi mesi in campagna elettorale avremo più candidati assessori che candidati eletti. Da dirigente di partito consiglierei a tutti di concentrarsi sulla campagna elettorale e di capire quali sono i problemi da risolvere. Dobbiamo vincere le elezioni, questa è la cosa più importante».

- Qual e' la sua idea di partito e di PdL?
"Più che partito penso ad un movimento-partito. Fatto di donne e uomini, ma soprattutto di idee e di presenza nel territorio.  Non credo al partito dei candidati, ma credo al partito dei simpatizzanti, dei militanti e dei dirigenti che hanno la responsabilità di tenerlo in vita e stimolarlo. Dobbiamo valorizzare le energie che abbiamo al nostro interno e soprattutto chi proviene da fuori deve essere coinvolto maggiormente nelle scelte e nella strategia. Una provocazione: vogliamo essere meritocratici? Allora raccomandiamo i migliori. Meno personalismi e pettegolezzi più politica e partecipazione ».

- Perché se lei si candida bisognerebbe votare per Vittorio Pesato?
«Innanzitutto mi è stato chiesto di dare la disponibilità. La mia candidatura, o meglio la mia azione politica, rappresenta un punto di rottura rispetto al passato ed a un epoca che non ha più voglia di guardare al futuro. Sono alternativo al passato, conservatore nei valori tradizionali ma ansioso di modernizzare. Tocca a Noi».

Ultimo aggiornamento Lunedì 25 Gennaio 2010 11:09
 
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